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Graphic Designer

La psicologia dei font

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PUBBLICATO IL: 08 ottobre 2017

La scelta del font dell’impaginato non è una scelta da sottovalutare in quanto il carattere del testo può suscitare, più o meno volontariamente, emozioni forti che supportano il nostro scopo comunicativo. Uno dei motivi per cui un font come Comic Sans rimane ampiamente utilizzato dai non addetti ai lavori, nonostante sia all’unanimità odiato dai designer per le sue mancanze di proporzioni e di gusto estetico, è proprio questo: il Comic Sans è stato progettato per trasmettere divertimento e giocosità, e questa sensazione è condivisa dalla maggior parte dei fruitori. Anche se sotto l’aspetto tecnico è difficile ammetterlo, è un font che tutto sommato per alcune applicazioni funziona. La critica è quindi principalmente legata all’errata contestualizzazione.

A questo punto è chiaro che se si desidera scegliere un font che genera una connessione emotiva con il pubblico, è necessario prima di tutto comprendere la psicologia che sta dietro la fruizione dei caratteri. Questo perché la personalità di un brand è data principalmente dalla propria immagine e dalle emozioni che quest’ultima suscita.

Le famiglie di font

Partendo dal presupposto che esistono veramente migliaia di font, diversissimi tra loro, per fare un po’ di ordine possiamo iniziare col dire che tutti quanti possono essere suddivisi in centinaia di sottocategorie ma, sostanzialmente, appartengono a tre macrocategorie principali, ognuna con il proprio impatto visivo e di conseguenza ognuna con la propria psicologia che ne regola l’utilizzo. Le migliori opportunità per sfruttare l’impatto visivo sono nel logo e nei titoli del nostro impaginato/sito, perché questi sono i principali momenti in cui l’emozione è quasi più importante della leggibilità. A scopo di esempio, prendiamo il logo di Total-Photoshop e ipotizziamo di cambiare, di volta in volta, il font per verificare come cambi in modo radicale la percezione del marchio.

1. Font Serif (“Graziati”)

Le grazie non sono altro che quegli elementi principalmente ricurvi presenti in alcuni font come ad esempio il classico Times New Roman, il Garamond, il Bodoni e così via. Derivano da un’antica forma di scrittura di epoca latina, in cui servivano essenzialmente ad una più facile incisione del carattere sulla pietra ma, persa questa funzione originale, oggigiorno vengono usate per rendere per l’appunto più “aggraziate” le estremità dei caratteri, conferendo un aspetto fiero, austero e tradizionale. I caratteri graziati conferiscono rispettabilità e affidabilità ad un marchio, donando visivamente un senso di conforto. Sono, infatti ,molto adatti agli studi legali e, in generale, alle istituzioni.

2. Font Sans-Serif (“Senza grazie”, anche detti “Bastoni”)

Ne fanno parte il Futura, l’Helvetica e l’Arial, giusto per citarne alcuni, e al contrario dei precedenti questi non hanno le grazie e si presentano quindi con una forma lineare e più elegantemente moderna, puntando a rendere il carattere privo di inutili fronzoli e molto semplice. I bastoni permettono, quindi, al messaggio di parlare per sé stesso senza nascondersi dietro a mille architetture, arrivando diritti al punto. Sono molto utilizzati nel design digitale, perché è un mondo relativamente nuovo e moderno, che spesso fa della leggibilità e del minimalismo il proprio cavallo di battaglia. Il logo di Total-Photoshop che vedete nel sito è composto da caratteri bastone proprio per questi motivi.

3. Font Script

Sono tutti quei font che simulano la scrittura manuale calligrafica, ne esistono centinaia molto diversi fra loro e giusto per citare i più famosi chiamiamo in causa Zapfino, Brush Script e l’amato/odiato Comic Sans. Questi tipi di carattere ispirano sentimenti di confidenza, grazia e femminilità. La scrittura a mano è spesso utilizzata in espressioni di affetto, per cui il pubblico percepisce questi caratteri come personali, creativi e veramente sinceri. È un tipo di font da usare con parsimonia, spesso difficilmente leggibile nelle dimensioni più piccole e applicabile solo ad alcune tipologie di brand. Per intenderci, è più facile che li vediate utilizzati su un biglietto di auguri per il matrimonio che su un logo, con le dovute eccezioni ovviamente.

 

Concludendo

Come abbiamo potuto vedere, spesso la scelta del font è vincolante rispetto alla tipologia di lavoro che stiamo facendo. Il consiglio è quello di sperimentare e (perchè no?) in alcuni casi provare a rompere gli schemi per creare contrasto che, in alcuni casi, potrebbe essere la strada migliore da intraprendere.

La psicologia dei font

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