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Soggettiva: le migliori della storia del cinema

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PUBBLICATO IL: 16 dicembre 2016

Torniamo a parlare di teorie e tecniche della cultura cinematografica, in particolare oggi ci soffermiamo sulla tanto nominata soggettiva.

Ma che cos’è realmente la soggettiva cinematografica?

L’enciclopedia del cinema Treccani la definisce come:

“[…] un’inquadratura o un insieme di inquadrature che rappresentano sullo schermo ciò che vede un personaggio, come è supposto vederlo quel personaggio, cioè dal suo esatto punto di vista, rispettando distanza e direzione che lo separano da ciò che guarda”.

un-chien-andalou

Gli occhi più famosi della cinematografia – Un Chien Andalou, 1929 – Luis Buñuel e Salvador Dalì

In altre parole soggettiva è vedere con gli occhi del personaggio, quello che sta realmente vedendo, dal suo punto di vista sia nello spazio che nel tempo. Tutte le altre inquadrature potrebbero essere chiamate oggettive, anche se in realtà mostrano il punto di vista del regista.

La soggettiva è stata a lungo utilizzata per mantenere la suspance, per non far vedere l’assassino, il mostro, il matto e così via. Nella modernità e nel corso dell’evoluzione della linguista della settima arte ha preso anche forme diverse con fini differenti, è una tecnica con cui i cineasti si sbizzarriscono definendo anche un proprio stile e una poetica.

Le migliori soggettive della storia del cinema

Come sempre non abbiamo la presunzione di aver identificato i migliori in modo assoluto, tuttavia riportiamo alcuni film o registi che hanno fatto la storia anche utilizzando questa tecnica cinematografica.

8½, 1963 – Federico Fellini

piede fellini 8,5

Un’opera d’arte di un grande autore italiano che ha segnato profondamente la storia del cinema. Una serie di soggettive, di cui la più famosa quella di lui dall’alto, tenuto da una corda come fosse un aquilone che volteggia in cielo, si intervallano con una serie di semisoggettive e oggettive, un gioco di montaggio.

In realtà queste soggettive si possono definire oniriche, il cineasta vede sè stesso.

Arancia Meccanica, 1971 – Stanley Kubrick

arancia meccanica alex drughi

Grande opera kubrickiana, è uno dei più celebri film della storia della settima arte. In una pura e singola esperienza visiva, dove gli occhi sono al centro dell’intreccio mirabolante delle scorribande di Alex. Il film è costellato di soggettive pazzesche e per una volta ci viene offerto il punto di vista della vittima che vede il suo carnefice nel feroce e violento attacco ad un coppia.

L’ ultraviolenza messa in atto attraverso gli occhi di chi guarda, di chi viene guardato e di noi spettatori che guardiamo il film.

Lo squalo, 1975 – Steven Spielberg

Primo vero blockbuster della storia del cinema, ha ribaltato tantissime logiche anche nell’immaginario collettivo. Un lungometraggio memorabile per tantissimi aspetti, ma anche per le famose soggettive che riprendono il punto di vista dei bagnanti che vedono il temibile squalo avvicinarsi.

Spielberg mostra la sua conoscenza cinematografica, soprattutto hitchcockiana, movimenti di macchina, incalzante colonna sonora, passata anche’essa alla storia. La soggettiva come terrore, massima espressione della tensione filmica.

squalo making of

Profondo Rosso, 1975 – Dario Argento

Opera baluardo del regista in cui si intrecciano i pensieri di una sensitiva, di un killer e i suoi. L’occhio, fondamentale in tutti i film di Argento, inteso come strumento voyeuristicamente quasi erotico, ma anche impotente. In questo film l’occhio coglie la verità ma non riesce a restituirla al protagonista che vede un quadro, quando invece dovrebbe guardare più attentamente e razionalizzare che si tratta di uno specchio.

Nell’intricato gioco-inganno argentiano, siamo immersi nel personaggio dell’assassino attraverso le sue soggettive, l’occhio del killer ha una completa coincidenza con l’occhio dello spettatore cinematografico.

profondo-rosso-argento specchio mostro

Strange Days, 1995 – Kathryn Bigelow

James Cameron ne firma sceneggiatura e soggetto traendo spunto da tumulti razziali scoppiati negli Stati Uniti nel 1992. La soggettiva è portata all’ennesima potenza, in un futuro fantascientifico, i ricordi in soggettiva e quindi le esperienze, i vissuti, le emozioni, fino a quelli più estreme diventano qualcosa di proibito, una droga, illegale.

Veri e propri viaggi neuronali in soggettiva attraverso dei bellissimi piani sequenza anch’essi in soggettiva, al limite dell’incredibile stilistico e poetico della vorticosa regista.

[Forse ti sei perso: Piano sequenza: i migliori della storia del cinema ]

Quali sono le vostre soggettive preferite? Ne avete alcune degne di nota? Fateci sapere!

Soggettiva: le migliori della storia del cinema

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