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Ci vuol passione ed impegno

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PUBBLICATO IL: 20 Giugno 2013

In questo articolo non parlerò strettamente di cinema. E dico strettamente perchè comunque la si veda o la si pensi, tutto ciò che noi siamo abituati a vedere in forma di immagini in movimento arriva da lì, proprio dalla cinematografia.
Nel tempo la differenza l’hanno fatta solo i mezzi di diffusione.



L’argomento che voglio affrontare con voi riguarda la pubblicità.

Quella che noi chiamiamo comunemente pubblicità, fu “Carosello“, altro non è, nel caso di spot TV, che un racconto per immagini. Dunque un film.

Se invece ci soffermiamo sulla pubblicità che vediamo sulle riviste, si tratta di servizi fotografici.

In entrambi i casi lo scopo è quello di focalizzare l’attenzione dell’utente finale (che sei anche tu!) su uno specifico prodotto. E hai voglia a dire: “io non mi faccio influenzare dalla pubblicità“. I meccanismi che regolano la realizzazione di una campagna pubblicitaria sono molto sottili, come i messaggi in essa contenuti. Poi è anche vero che molte sembrano o sono assurde. Vedi Antonio Banderas che parla con la gallina. Ma anche quel tipo di visualizzazione trasmette un messaggio. Però il mio scopo non è analizzare il messaggio subliminale contenuto in uno spot o in una foto.

Quello che mi ha sempre affascinato fin da piccolo era la risposta ad una specifica domanda quando guardavo la TV o sfogliavo una rivista: come si fa a fare quelle cose? E credo sia anche il motivo per cui sono entrato nel mondo della comunicazione, ho lavorato a campagne pubblicitarie, più e meno importanti, sia come videomaker, editor e compositor, che come grafico e fotoritoccatore.

Quando la risposta l’ho trovata mi si è aperto un mondo ancora più affascinante di quanto non pensassi. Il mio approccio è stato più o meno come quello di uno che non sa nuotare e viene buttato in acqua in mare aperto. Si, avevo già iniziato a editare film tra l’amatoriale e il professionale. Si, avevo già anche imparato a padroneggiare gli strumenti di editing e quelli di fotoritocco di Photoshop. Ma, detta tra noi, quello è il minore dei mali. In certi ambiti non è ammesso l’errore. Bisogna sapere esattamente quello che si fa e perchè lo si fa. E già questo è un grosso ostacolo di per sé.

Aggiunto al fatto che ti trovi in mezzo a persone che parlano un lingua pressochè incomprensibile, fatta di termini anglofoni che non sempre sono facilmente traducibili, voleva dire essere in acqua alta, con persone molto lontane a cui non puoi chiedere aiuto perchè non parli la stessa lingua.

Erano gli anni a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo. Il concetto di tutorial era praticamente inesistente.

Youtube? You…che?!? Al massimo si poteva consultare qualche manuale. E di solito l’approccio da profano era: per ottenere l’effetto sfocatura, utilizzare lo strumento sfocatura. Si ma come c***o lo devo usare sto strumento sfocatura?! Non so se riesco a rendere l’idea. Frustrante! E questo discorso riguarda solo la parte tecnica. Perchè la prima volta che ho sentito la parola brainstorming, avevo l’aria della mucca che guarda passare il treno. Avete presente?

Ero giovane e inesperto. Sicuramente più giovane, e forse leggermente meno esperto di adesso, vista la velocità a cui si muove questo mondo. La comunicazione cambia di giorno in giorno. Le regole che valgono oggi, domani sono completamente disattese perchè hanno fatto posto a nuove logiche. Per concludere potrei aggiungere che si stava meglio quando si stava peggio. Un po’ retorico. Ma la realtà è che non posso e non possiamo essere disinformati, impreparati, farci cogliere di sorpresa. E, nonostante gli sforzi continui per aggiornarci, arriva sempre il momento in cui siamo presi in castagna, per trovarci ancora a guardare il treno che passa. Poveri (noi) bovini!

E voi che avete nel vostro studio/uffico/scantinato-uso-set-fotografico quella telecamera o quella reflex e quel computer. L’ultima generazione di iMac. A cosa vi serve? Siete degli amatori? O desiderereste fare della vostra passione una professione come ho scelto di fare io? La direzione in cui si sta muovendo il mondo è quella dell’appagamento, che non vuol dire per forza economico. L’appagamento il più delle volte è soddisfazione personale. L’essere riuscito a completare un progetto, un lavoro, aver imparato qualcosa di nuovo, aver soddisfatto un cliente aldilà del valore monetizzabile. Che comunque non guasta. Quello che ho imparato è che se si fa una cosa che piace, è anche più semplice raggiungere ottimi risultati.

Attualmente la mia più grande soddisfazione, e credo di poter parlare anche per tutto il team di Total Photoshop, è quella di ricevere mail e messaggi da parte di molti utenti ai quali abbiamo risolto dei problemi, abbiamo insegnato qualcosa di nuovo. In alcuni casi li abbiamo aiutati anche a inventarsi una nuova professione.

C’è chi ha iniziato a sviluppare siti, chi si è messo in piedi uno studio fotografico tutto suo o più semplicemente chi ha capito come gestire i file video della sua telecamera con Premiere. Dalle cose più banali a quelle più complesse e concrete, insomma. L’entusiasmo è certamente alla base di tutto questo.

Per onestà devo anche dire che non sono tutte rose e fiori. Avere a che fare con i propri clienti, quelli che ci siamo cercati e quelli che ci sono più o meno capitati, è davvero difficile. Più in alto si va e più lo stress aumenta. A livelli inimmaginabili. Ma posso dire che ne vale la pena. Spostare oltre i nostri limiti ci permette di imparare. E da un punto di vista più umano sapremo assaporare veramente gli elementi di divertimento che fanno parte del nostro mestiere. Cosa che peraltro mi è successa di recente, quando mi sono trovato a produrre proprio il corso su come realizzare una campagna pubblicitaria. Che tra l’altro mi ha dato spunto per gli argomenti trattati in questo articolo. Ripercorrere insieme a Mauro (Martignoni n.d.r) certe dinamiche, alcuni argomenti forse troppo spesso dati per scontati, mi ha fatto tornare alla mente tante situazioni del mio percorso di crescita che a rivederle da qui, dal 2013, dopo 15 anni di duro lavoro, mi hanno reso chiaro quanto sia stato difficile. Soprattutto perchè non sapevo nuotare.

E certamente aver imparato tutte quelle cose, mi consente ora di prendermi delle “pause”, per unire l’utile al dilettevole. E durante la registrazione del corso, sono riuscito a rubare tante immagini da poterne fare un backstage che non è semplicemente un esercizio di stile. E’ ancora un modo per mettermi alla prova, e verificare se tutti questi sacrifici, notti insonni e in alcuni casi lacrime di frustrazione, sono davvero serviti a qualcosa. La risposta però dovete darmela voi, se vi pare.

 

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