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Dalla Pellicola all'Mpeg-4

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PUBBLICATO IL: 25 Giugno 2013

Nei precedenti articoli ho tentato di raccontare come e quando è nato il cinema. Compreso quale fosse l’esigenza nel far nascere una nuova forma d’arte.
Insieme alla filosofia di questa creazione e della sua evoluzione, non possiamo tralasciare l’aspetto tecnico e tecnologico.



La rivoluzione è avvenuta alla fine del XIX secolo con l’invenzione  della pellicola da parte di George Eastman, nonchè fondatore della Kodak. La pellicola altro non è che un nasto di celluloide ricoperta di uno strato di alogenuri d’argento, un materiale fotosensibile che consente l’impressione di immagini in un’area detta fotogramma. Nei primi anni del ‘900 venne stabilito che quest’area, per convenzione, dovesse avere una misura standard. Nacque così la pellicola 35mm, misura che indica la diagonale dell’area rettangolare che delimita il fotogramma.
Negli anni a seguire, con il progredire della tecnologia e delle esigenze, i formati si moltiplicarono e vennero introdotte sul mercato altri formati di pellicole: il 16mm nel 1892 e l’8mm, solo a partire dalla metà degli anni ’60. Mentre negli anni ’30 alla pellicola 35mm venne aggiunta la traccia audio che consentì l’introduzione del sonoro nel cinema.
Tutto questo panorama, riassunto in poche righe anche se in realtà molto più complesso, rimase pressochè immutato fino agli anni a cavallo tra i ’40 e i ’50. Certamente la tecnologia migliorò gli apparecchi cinematografici e la pellicola diventò a colori. Ma tutto ruotava tecnologicamente intorno al cosidetto film. Almeno in ambito cinemtografico, tanto che ancora oggi i lungometraggi vengono realizzati interamente i pellicola. Salvo per alcune eccezioni sperimentali degli ultimi anni, che però non hanno ancora modificato del tutto lo standard.

Ma cosa è successo tra gli anni ’40 e ’50? Si sa che molte innovazioni tecnologiche oltre che scientifiche, trovano le proprie radici nell’industria bellica. E fu proprio durante la seconda guerra mondiale, per opera di Jack Mullin, tecnico che operava in forza all’esercito americano, che avvenero le prime sperimentazione di un nuovo supporto magnetico per la registrazione prima di segnali audio, per poi evolvere la tecnologia anche in ambito video. Si trattatava di quella che viene chiamata bonina aperta, un nastro da un pollice di larghezza che vide i suoi primi utilizzi commerciali per la radio nella seconda metà degli anni ’40, mentre per applicazioni televisive bisognò attendere l’inizio degli anni ’50. Non fosse altro perchè prima la televisione non esisteva.

Ma si sa la tecnologia non si ferma mai. E dal nastro a bobina aperta si arrivò all’invenzione e immissione sul mercato, da parte di Sony, JVC ed altri produttori modiali, del nastro U-Matic.
Questa fu una nuova rivoluzione. Nastro da 3/4 di pollice, molto utilizzato fino alla fine degli anni ’80 che venne soppiantato dal molto più efficiente Betacam, formato tuttora richiesto dalle emittenti televisive per la consegna del materiale per la messa in onda. Sebbene stia man mano sparendo questa abitudine, dati i nuovi mezzi tecnici e tecnologici a disposizione sul mercato.
Il nastro Betacam aveva, ed ha, la prerogativa di mantenere una elevata qualità del segnale video, consentendo fino alla ventesema duplicazione del nastro senza perdita di qualità. Almeno questo narra la leggenda. A me non è mai capitato di fare venti passaggi di nasto. Anche nei sistemi di montaggio lineari al massimo credo si arrivasse alla terza o quarta copia al massimo.

Tutto questo riguarda prettamente il mercato broadcast, ovvero di trasmissione. Un’analisi diversa riguarda invece il mercato commerciale, o se preferite consumer.
Da quello che sono i miei ricordi il supporto che ha davvero cambiato il mondo in questo senso è stato il VHS. Nastro a bobina chiusa da mezzo pollice, che si è diffuso all’inizio degli anni ’80 grazie al suo costo ridotto e quindi alla portata di tutti, consentiva di poter registrare da telecamera e videregistratore, con la possibilità di cancellare il contenuto per registrarne del”altro. Quando mi riferisco a contenuto mi riferisco sempreal  video. Il vero limite di questo supporto era la scarsa qualità dell’immagine. Negli stessi anni del VHS stava prendendo quota sul mercato anche un altro formato, il Betamax, che nulla ha da spartire con il Betacam, ma di qualità superiore rispetto al VHS.
Ma allora perchè si è diffuso più facilmente il secondo rispetto al primo? Motivo semplicissimo: per il costo e per il marketing sbagliato. Sebbene ci fosse la possibilità di registrare su entrabi i lati del nasto come avveniva per i nastri audio, le musicassette, la discriminante era il fattore economico.
Prima del VHS invece, gli appassionati di video erano forniti di altre tecnologie. Vi ricordate il Super8? Pellicola a 8mm adatta ad un utilizzo casalingo, ma con molti limiti. Le bobine duravano al massimo tre minuti. Non era certamente riscrivibile, per cui era necessario sapere quello che si stava facendo altrimenti il rischi era quello di buttare via un sacco di bobine, di conseguenza un sacco di soldi.
Soluzione certamete meno pratica del successivo nastro magnetico.

Il VHS ha tenuto botta fino alla fine degli anni ’90. Fino alla diffusione massiccia del DVD, da una parte, e del nastro digitale DV e MiniDV dall’altra.
Mentre la vita del DV è stata relaivamnte breve, parliamo di una decina di anni, il DVD è ancora un supporto molto diffuso specie per quanto riguarda l’home video. Il mercato sta spingendo fortemente il Blue-Ray, ma stenta a trovarsi spazio. Naturalmente è questione di tempo. I titoli (di film) che escono sul nuovo supporto sono sempre in aumento, così come la diffusione di lettori e console in grado di riprodurre anche video.
Ed eccoci allora ricollegati al cinema, che viene digitalizzato con qualità sempre migliore per la soddisfazione dell’utente finale. Si passa dalla compressione Mpeg-2 dei DVD, all’Mpeg-4 dei Blue-Ray. Un sistema di compressione, quest’ultimo, nettamente migliore per quanto riguarda l’efficienza, quindi la qualità, quindi i costi.

Per concludere non possiamo non considerare il fatto che Mpeg-4 è oramai lo standard della registrazione video. Dalle telecamere professionali e broadcast agli smartphone. Dunque davvero alla portata di tutti.
Forse non è ancora il caso di dire che tutti possono girare i propri film, inteso come prodotto hollywoodiano. Ma di certo è sotto gli occhi di tutti la potenzialità che le nuove tecnologie ci offrono.
Far partire la registrazione dalla proprio camera, camcorder, DSLR o smartphone che sia, ad una vera e propria messa in onda sui canali offerti dalla rete è un’operazione pressochè immediata. E fa di noi tutti dei potenziali videomaker.
Cosa che meno di dieci anni fa non era pensabile. Figuriamoci quando è nata la pellicola.

 

 

Dalla Pellicola all'Mpeg-4

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